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domenica 12 dicembre 2010

Ouest parte seconda

Sono vivo!
Magari qualcuno si stava preoccupando... o stava gioendo...

Fra lavoro intenso e malattie varie (sì, sono un catorcio), sono passate altre 2 settimane,
è ora di terminare il mini-resoconto dell'Ovest.


Noi eravamo nella parte francofona, ma un po' di ordine in più e un diverso stile
architettonico faceva pensare alla Germania (pensavate che dicessi Inghilterra, eh?), 
infatti i tedeschi sono stati fra i primi colonizzatori di queste zone. 
Sembra che per i cittadini tedeschi non serva un visto per entrare in Camerun.
Nel Centre Climatique, dove alloggiavamo, c'era pure la piscina, ma se la temperatura 
non invitava il bagno, le creature galleggianti sull'acqua ancora meno. 
Non che facesse proprio schifo, ma non era esattamente pulita.
Una cosa degna di nota è che nel bungalow "vicino" al nostro, a cento, forse duecento metri
da noi, stava soggiornando... rullo di tamburi... Roger Milla!
Ora probabilmente l'audience si divide in due. Una delle due metà sarà composta
quasi integralmente da maschi, che troveranno inutili (o errate) le spiegazioni di cui sotto.
Se invece siete fra quelli che hanno subito pensato "e chi cacchio sarebbe costui?" 

leggete con estrema attenzione.
Roger Milla è uno degli orgogli del Camerun, subito dopo le brochettes.
Ex calciatore, nato a Yaoundé, la capitale, è passato alla storia, oltre che per i suoi
meriti da attaccante, anche per aver inventato la Makossa, "una danza attorno alla bandierina
per festeggiare i suoi gol, una danza che diventerà un'icona e che farà il giro del mondo".
E proprio durante i mondiali di Italia '90. Ho citato spudoratamente wikipedia.
Pensa che roba, e dormiva vicino a noi, è una di quelle cose che ti fanno dire "Embé?".
Ma 'nfatti... poi manco l'ho visto, ce l'ha detto una tizia che lavorava lì.
Però ho visto che aveva una guardia che presidiava il suo bungalow,
anche quando lui non c'era. Paura che gli rubassero... la fama?

Ma torniamo a noi.
Nel clima di festa del viaggio, cosa c'è di meglio da fare, se non andare 
a un funerale
Sorvolando sull'apparente ossimoro intrinseco...
Aspetta, non posso aver scritto una cosa simile. "Sorvolando sull'apparente ossimoro intrinseco" ?
A parte quel che può sembrare una stronzata gigantesca, i funerali dalle parti dei Bamileke
sono delle feste. Ricordo che i Bamileke sono le popolazioni dell'Ovest, in caso.
Quando muore qualcuno non si fa il funerale, ma la "doglia", l'interramento, insomma.
Quello sì che è triste.
Ma poi, ogni anno, per svariati anni, si fa il funerale, che invece è una bella festa.
Serve a ricordare le cose belle del defunto. A seconda delle possibilità economiche

del caro estinto, le festività possono durare giorni, anche due settimane.
Noi abbiamo partecipato a un pomeriggio "e mezzo" di tal funerale, del popolo
Balevang, nel villaggio omonimo a venti minuti da Dschang dove soggiornavamo.
L'ho trovato più divertente dell'intronizzazione, sarà la dimensione più umana, 
con meno fronzoli, niente TV, pubblicità, eccetera, ma comunque tante danze, 
costumi, musica, cibo e birra, che pare non manchi mai in Camerun.
Ho persino ballato, per un minuto, non di più, di fianco a una qualche personalità
del villaggio, notabile o chissà che altro, completamente ubriaco.
Anche qui però mi divertivo a "entrare" nelle danze per filmare, magari al centro
di cerchi di donne in costumi tradizionali. No, non erano vestite solo con gonnelline di brochettes,
quest'idea però mi stuzzica, mannaggia a chi me l'ha scritto :)
Pare che nelle feste i nostri fuochi artificiali notturni siano qui invece degli spari diurni.
Qui c'era un tale che sparava in aria con un pistolone, che faceva sussultare

tutte le persone intorno. Fortunatamente lo caricava a mano dalla canna,
come si vede nei film dell'ottocento, così passavano almeno un paio di minuti
fra uno sparo e l'altro.
All'intronizzazione c'erano dei fucili che quando sparavano in aria
facevano cadere pezzi di rami d'albero e foglie, quindi non erano a salve...
Di funerali in giro ce n'erano un sacco, sono pubblicizzati con dei gran striscioni.
E` una tradizione molto forte, ci tengono parecchio. Si respirava molto il fatto

che le tradizioni sono tenute vive, molto più che qui al centro dove siamo noi.


Altre belle cose che si son viste: l'università di Dschang, un vero e proprio Campus
che noi ce li scordiamo, su una collinetta proprio sopra al Centre Climatique, tra l'altro.
E un museo che apriva in quei giorni, con ingresso gratuito, nel quale siamo riusciti
a fare solo un paio di foto, era vietato. Museo dell'evoluzione, o forse il nome era tutt'altro,
ma raccontava parecchia storia dell'Ovest e del Camerun in generale, dai primi colonizzatori, 
la schiavitù, l'indipendenza, e il culmine dell'evoluzione: le brochettes.
Mi sarebbe piaciuto visitarlo per bene, ma c'era molto da leggere, molta Storia,
interessantissima, a mio avviso, ma non ti davano il tempo, perché altre persone dietro
aspettavano. Ottima pubblicità, direi. Lì ho appreso che i primi colonizzatori africani
(non camerunesi) in assoluto sono stati i Portoghesi, poi Olandesi, Belgi, e via con 
tedeschi, inglesi, francesi, non ricordo l'ordine esatto, a quei tempi non ero in Africa.


Due parole vanno spese per "Banana Fashion", un negozietto, un buco di 3 metri per 4,
di un tale che vendeva vestiti, scarpe, borse, cappelli, interamente fatti di foglie di banana.
Lui stesso era vestito di banana. Ma lo vedrete fra poco.
Io non potevo fare a meno di cantare "Banana Joe".



E` una cosa particolare tornare da un viaggio simile, perché è un viaggio nel viaggio,
non è che poi si torna a casa, sempre in Africa sono, è una sensazione piacevole.
Meno piacevole è la labirintite che mi sono portato come souvenir, iniziata con un gran male
d'orecchie e di gola, che mi ha accompagnato per altre 2 settimane, mannaggia,
con tanto di giramenti di testa e forti nausee. Ero sempre orizzontale, letto o divano.
Altrettanto poco piacevole è l'imboccare la strada sbagliata a Yaoundé, proprio quei 50
metri, sì e no, che sono assolutamente proibiti per chiunque, solo il presidente in persona
ci può passare. Del resto, essendo ancora per me alquanto oscura la morfologia capitale,
e ancor di più per gli altri viaggiatori, abbiamo chiesto informazioni per raggiungere 
un determinato luogo in cui dovevamo lasciare uno di noi.
Beh, tutti ci rispondevano "sempre dritto", "tout droit", e noi via, sempre dritti.

Peccato che in quel dannato punto c'è una rotonda, che guarda caso però ha anche una 
strada che la taglia, ci passa proprio in mezzo, ed è corta, sì e no 50 metri.
Guidavo io.

E` stato divertente tentare di far lo gnorri, accorgersi con il proverbiale secondo di ritardo
dell'immane cazzata che si sta perpetrando, complici anche i compari, "sì sì vai sempre dritto, 
ci han detto così". Spassosissimo vedere quei 5-6 fra vigili, poliziotti, militari, guardia nazionale,
cavalieri templari o chissà chi altri, correrci letteralmente dietro in mezzo alle macchine,
dentro a una rotonda, a Yaoundé-l'inferno-che-è-in-te, mentre noi tentavamo spudorati 
di far finta di nulla...
Non siamo sfuggiti, ci hanno intimato la resa senza condizioni.
Inutile appellarsi alla convenzione di Ginevra, probabilmente manco sanno dove si trova.

Minacce di ritiro patente, ritiro libretto, ritiro del permesso di urinare...
Paventando un ritiro del permesso di mangiare brochettes, siamo arrivati a un accordo,
una multa di 12000 franchi, 18 euro che ci siamo divisi in 4.
Multa è un termine ad alto contenuto eufemistico, se solo si provava a chiedere una ricevuta

il cattivissimo ufficiale della Gestapo Camerunese ripartiva con l'elenco delle minacce.
Non so se s'è capito, ma di fatto gli abbiamo dato una mazzetta, qui le cose funzionano così.
Chissà se corrono così tanto in mezzo al traffico se vedono uno che scippa una borsetta,
che ruba una macchina, che viaggia senza targa, o quando sono in 4 su una moto. 
Non credo, non ne val la pena. Beccare dei bianchi che imboccano la strada del presidente,
però, è una manna dal cielo.

Bene, siamo alla fine della storia.

Ovviamente non si può raccontare tutto questo senza almeno farvi dare una sbirciatina,
quindi ecco il secondo giro di foto, scattate quasi tutte dai compagni di viaggio,
io avevo finito la batteria. Alcune sono scatti da cellulare.


Le foto. Buona visione.
.

domenica 28 novembre 2010

Long vie à le roi des Foto



Dopo il ritorno dall'Ovest, una tranquilla sera...
Terrore, Panico, Disastro, Tragedia!
La schedina di memoria della fotocamera-telecamera è andata in tilt.
Ha deciso di perdere quelle tre o quattro centinaia fra foto e filmati
che avevo fatto nell'ultimo mese...
Un mese d'Africa perduto, compreso l'Ovest.
Lungi dall'arrendermi, sfodero tutte le mie presunte competenze
in vari sistemi operativi nel tentativo di recupero, e ore dopo,
aiutato da un programma scaricato dai ben noti e discussi circuiti di condivisione,
riesco a recuperare tutte le foto. I filmati, stranamente, ci sono ma sono quasi tutti illeggibili.
E' davvero un peccato, mi viene quasi da piangere, ma almeno il recupero delle foto
mi ha risollevato. I filmati più preziosi sono forse proprio quelli dell'ovest, 
e qualcosa per fortuna ho recuperato dagli apparecchi dei compagni di viaggio.
Più in basso, il link alle foto, ma prima una spiegazione è doverosa.


Venerdì 20 Novembre, ore 12, si parte!
No, si dovrebbe partire ma anziché la Prado promessaci, si cambia mezzo, 
dobbiamo usare l'altro mezzo del collegio, il famigerato pick-up, ma non si trova.
La direttrice ci rincuora: "ce l'hanno rubato".
Per fortuna nessuno le crede, infatti qualche minuto dopo il mezzo arriva.
Credo fossero andati a scaricare del letame, in 2 su 4 stavamo
quasi per dar forfait e mandare in vacca il viaggio.
Era lurido, ed emanava una puzza infernale che solo dopo un paio di giorni
è svanita, o ha avvolto noi stessi per cui non la sentivamo più.
Un vago lavaggio, prendiamo coraggio, e via, all'arrembaggio.
Siamo in 4 bianchi e un'accompagnatrice locale, che vive a Mbalmayo ma è originaria dell'Ovest.
E già una sorpresina: c'è uno in più, un tizio che dovremmo accompagnare a Yaoundé,
quindi siamo in 6 in macchina, in 3 davanti e 3 dietro.
Va bene! E poi altri 5-6 tizi che sono saliti sul retro del pick-up, nella parte scoperta,
ma solo per un breve strappo all'interno di Mbalmayo.


Tra Mbalmayo e Yaoundé, 50 km, ci sono 5 posti di controllo di polizia-esercito-militari-ecc.ecc.
Io ho sempre pensato che siano di assoluta inutilità, infatti di solito manco ti guardano,
ma stavolta, al primo di questi vengo smentito e ci fermano.
Sono io alla guida.
"Siete un po' sovraccarichi lì eh?" (in francese, chiaramente).
"Ma noooo, solo fino a Yaoundé, che sarà mai...." (io in franco-spaghettico, cominciando
a pensare a quanto possa ammontare la "tangente" per questo genere di cose...
perché purtroppo funziona così...),
poi però mi giunge il dubbio: ma se il sedile qua davanti, di fianco al guidatore,
ha 2 posti, il mezzo sarà ben omologato per 6, no? Infatti, controllino alla "Carte Grise", 
il documento della vettura, e il poliziottone cattivo si scusa dicendo 
"Ah già, è a 6 posti, buon viaggio".
Bene, si prosegue.
Nell'infernale Yaoundé la nostra guida ci fa prendere delle argute strade alternative
che si rivelano ben peggiori di quelle canoniche, rimaniamo ancora più imbottigliati,
ma alla fine scarichiamo il sesto incomodo e prendiamo la strada verso l'Ovest, 
che per essere precisi, rispetto a noi è a Nord-ovest.
Il viaggio dura ore, la radio non c'è, e allora facciamo gli italiani e ci mettiamo 
a urlare a squarciagola il peggio delle canzoni italiane di sempre. 
Beh, non solo, anche qualche perla.
Procediamo abbastanza tranquilli, l'unico neo è il nostro pick-up che è anche scomodo, 
oltre che puzzolente.
Lungo la strada, molti essiccano il cacao, e ci chiediamo se c'è anche uno scopo "pubblicitario",
se non sarebbe meglio essiccarlo in un luogo un po' più salubre. Chissà.


Si attraversa il (o la?) Sanaga, primo fiume del Camerun, grazie a un ponte che è lungo ben 1020 metri!
Il che vuol dire che il fiume è largo quasi altrettanto, quasi un chilometro!
Mi fa tornare in mente lo Zambesi, ma questo qui è ancora più largo, almeno in questo punto.
Facciamo una breve tappa a Makenené, una cittadina lungo la strada, con un mercatino caratteristico,
dove, al solito, la densità dei venditori è altissima, in questo caso sono fruttivendoli
e "rosticcieri", non saprei come chiamarli, sempre in perfetta simbiosi con i bar.
Resisto alle immancabili brochettes, ma assaggiamo l'antilope e il porcospino, 
di cui si può ben vedere la zampetta in una foto. Non ci trovo nulla di particolare.
La plantain alla brace conquista gli altri bianchi che ancora non l'avevano assaggiata 
(vi ricordate? la banana che si mangia cotta).
Si riparte e viaggiando verso la notte con le ninnananne italiane e camerunesi, si arriva finalmente
a Dschang (salute). In tempi ragionevolmente brevi troviamo il nostro alloggio, il Centre climatique,
e cominciamo a litigare con i gestori. Già, perché non c'erano i posti prenotati, ci hanno messo
in un'altra sistemazione che però costa di più, manca una luce, è abbastanza sporco, 
e ci sono i letti a una piazza e mezza, dove avrei dovuto dormire con l'altro maschio del gruppo.
Fosse stato almeno matrimoniale, si poteva anche fare, ma una piazza e mezza no...
Riusciamo con molta pazienza a farci portare un letto supplementare, ma manca una coperta.
Eh già, qui c'è fresco! Io e il mio compare di stanza tiriamo a sorte, lui vince il letto più 
grande ma la coperta la tengo io.
Sono oramai le nove di sera, la nostra guida ha dei "parenti" in quella città,
e le virgolette sono doverose, perché qui non si capisce mai se le parentele siano 
Effettive o Affettive.
Quindi dopo un giretto dallo "zio" della nostra guida, si esce per mangiare
qualcosina. Un bel pescione come quello che mangiammo a Mbalmayo, buona birra, e poi a letto,
pronti per l'attesa intronizzazione del giorno dopo.


L'intronizzazione. 
Un po' di note.
Chi ha preso il potere è uno chef di primo grado.
Nello scorso post ho parlato di Tribù, laggiù usavano invece il termine "Groupement".
Il gruppo che vedeva sorgere il nuovo chef si chiama Foto. Con l'accento finale alla francese.
Da non confondersi con la fotografia che si scrive photo.
I Foto sono un groupement che fa parte del popolo Bamileke. Sempre con accento finale.
A Ovest è pieno di Bamileke, analogamente qui da noi ci sono gli Ewondo, da cui anche il nome della capitale, Yaoundé.
Quasi tutti i gruppi Bamileke hanno il nome che inizia con Ba, che significa "gente di".
Se non erro, Bamileke è la gente della valle. Una grande valle con tanti gruppi.


Lo Chef incoronato era già stato scelto, si chiama Momo Soffack, 
e aveva già fatto il suo bel periodo di iniziazione.
Non era un solo mese, ma quasi sei! Però va anche detto
che la misteriosa iniziazione, i cui dettagli sono noti solo a certi "notabili" (consiglieri),
prevede anche la convivenza con quattro donne, di cui bisogna ingravidarne
almeno una. Forse non è poi così dura, là dentro.
Quello a cui abbiamo assistito è quindi la FINE dell'iniziazione, 
l'uscita dalla casa sacra nella giungla, il Lakhem (scritto in almeno 4 modi diversi, tra cui La'kam),
e l'intronizzazione a Chef.


Nonostante la raccomandazione della nostra guida di non arrivare oltre le otto e mezza-nove al grande evento, 
è proprio lei che si fa attendere, arriviamo dopo le dieci.
Non è tardi, in ogni caso.
La paraculaggine italica esce in tutto il suo splendore, ci presentiamo come "delegazione italiana",
e ci lasciano parcheggiare molto vicini all'entrata, rischiando, per arrivarci di uccidere qualche 
decina di persone. Un fiume umano, ma loro assicurano: "suonate e quelli si spostano".
Sempre in qualità di "delegazione italiana", ci fanno entrare dove si svolge la manifestazione,
una sorta di cortile interno, che credo faccia parte della chefferie.
Ci accompagnano in una specie di stand dove ci sono molte facce bianche,
pochi italiani invero, sembrano francesi.


Da dove siamo seduti non si vede molto, ma ben presto la guida procura 2 targhette da applicare
alla maglietta, magici amuleti con su scritto "Presse", che permettono di scorrazzare nel cortile vero e proprio, 
per fotografare e filmare da vicino tutto quel che si vuole.
Due targhette su quattro, si fa a turno, diciamo, ma in realtà, dopo poco, tutti giriamo liberamente
e nessuno ci rompe le balle. Sarà perché siamo bianchi.
I notabili sono quelli che sembrano le creature innominabili di "The Village", per chi l'ha visto.
Loro il compito di assicurarsi che la cerimonia venga svolta con il dovuto rigore.
Certo non per mancar di rispetto alle tradizioni, ma alcuni sono davvero divertenti,
quando vedono qualcuno in un luogo dove NON deve essere, letteralmente gli ringhiano dietro.
Usano una voce gutturale, che forse un tempo incuteva timore, oggi scatena ilarità.
Perdonatemi, fiero popolo Foto.


Il tutto è comunque molto suggestivo, anche noioso in alcuni punti, a volte macabro,
come la decapitazione sul posto di una innocente capretta. Non l'ho vista perché mi sono accorto
dopo di quel che stava succendendo, ma ho visto la bestiola priva di capo,
il quale era stato portato di corsa al Capo nel senso di Chef, il quale poi infieriva, colpendo ripetutamente
a ritmo di percussioni frenetiche. Questa, come diceva l'annunciatore microfonato,
era una dimostrazione di forza. Tipo "Vivo contro morto: 1-0" ? Boh.
E vabbé, rituali. Non so se ho capito bene, ma forse una volta non usavano caprette. (!!!)
La nostra guida si è rifiutata di avvicinarsi, non per amore animalista, ma per timore,
pare che fosse un rito magico, e qui sono in molti a credere in queste cose.


E poi da notare le contraddizioni, ma l'Africa è anche questo, chi ci vive lo dice sempre.
Per esempio la pubblicità spudorata, che non credo che facesse parte della tradizione.
I miei compagni si indignavano di questo, però forse non abbiamo anche noi, nelle nostre sagre
tradizionali, degli evidenti segni dei tempi che cambiano? Non abbiamo anche noi gli sponsor?
Non ci andiamo in carrozza, e non ci scandalizziamo se riusciamo a comprare una lattina o cose del genere.
Forse avrei evitato di annunciare quella marca di sapone al microfono, fra una delegazione e l'altra che porgeva il saluto al nuovo Chef.
Anche perché almeno a parole, pare sia molto considerato, lo chiamavano anche "Sa majesté",
e addirittura "Roi", Re.
Infatti, come da titolo del post, è stato annunciato "Lunga vita al Re dei Foto".
E di sicuro anch'io avrei almeno vietato di eseguire un ballo tradizionale con i costumi tradizionali corredati da una T-shirt sponsorizzata.


Per il resto lascio la parola alle immagini, qualcuna con commento.
E per non appesantire ulteriormente, per ora mi fermo qui,
seguirà probabilmente un altro post con altre foto.
Ah, giusto per rimanere in tema: a Dschang le brochettes le fanno anche di maiale!
Che è una novità. Però preferisco quelle di manzo.
Pare che laggiù il maiale vada alla grande, forse perché ci sono meno musulmani, in proporzione.

Cliccate qui per un po' di foto.
Ditemi se non riuscite a vederle, che cambio le impostazioni dell'album di Google.

giovedì 18 novembre 2010

Go West

Sei proprio tu, John Wayne? Perché West? Perché il titolo in inglese?

Domani parto per l'Ovest, per un giretto di 3 o 4 giorni con altri 

volontari/stagisti/laureandi/rifugiati italiani, più un'autoctona 
che ci farà da guida e da deterrente contro i malintenzionati.
Sabato c'è l'intronizzazione di uno chef. Ma quale "Prova del Cuoco", 

bestie, in francese lo chef è il capo. Anche capo-cuoco, ok, ma in questo caso
è Capo Tribù, per l'esattezza. E vive nella chefferie, che si pronuncia scefferì.
Pare sia una cerimonia molto suggestiva, in una regione, l'Ovest per l'appunto,

ove resistono indefesse le tradizioni locali, ove meno che altrove, in Camerun,
l'Occidente non ha sporcato la cultura indigena. Ora potrei non dormire sul paradosso
che proprio nell'OVEST non sia arrivato l'OCCIDENTE.
Dicono che naturalisticamente sia un po' come la Svizzera. No, sul serio,

chi c'è stato dice che c'è molto ordine, e il paesaggio è montano.
Dormiremo infatti in una cittadina chiamata Dschang, che a me suona molto cinese, 

a oltre 1400 m. di altitudine, in un "Centre Climatique" con tanto
di piscina. C'è fresco, e piove più che da queste parti.
Altro paradosso, quindi, proprio dove le tradizioni camerunesi sono rimaste
intonse, dove l'Africa è più Africa, il paesaggio è meno africano.
Da quelle parti inoltre ci sono anche zone anglofone, da cui il titolo in idioma britannico.

Se ci ho capito qualcosa di quanto ci abbia trasmesso il nostro precursore nonché informatore,

il capo tribù designa uno dei suoi figli (maschi) come successore, non necessariamente il primogenito.
Il prescelto, però, non ne saprà nulla finché il suo povero babbo non passa a miglior vita.

Avrete intuito che non verrà quindi informato dal genitore, a meno che non gli compaia in sogno
e con l'occasione non spari fuori qualche numero della lotteria, o la ricetta perduta delle brochettes come le facevano 500 anni fa.
Solo i consiglieri stretti del capostipite sanno chi sarà il futuro cuoco. Ehm, capo.
Durante detta cerimonia, tutti i figli stanno in fila ad aspettare il verdetto, i consiglieri
saltano fuori urlando "Sei stato nominato!", indicandone uno.
Scherzo, chiaramente, chiedono semplicemente: "Chi di voi pensa di avere l'X-Factor?".
E facciamo i seri, su, anche se è parimenti buffa la scena vera: 
i consiglieri vanno di forza a prelevare il figlio benedetto, in mezzo alla delusione fraterna, 
e lo rinchiudono da qualche parte, forse in una capanna, per un mese, se non ho capito male.
Se sopravvive, sarà lui il capo, e avrà anche già dimostrato di esserne all'altezza.

Se non sopravvive, boh, forse avanti col prossimo fratello, beato lui.
Ora non ricordo i dettagli, ma davvero fanno così.
Mi viene un'idea... non devono rifare la legge elettorale in Italia? ... Paura eh?

In realtà in Camerun c'è il Presidente, il parlamento, il governo, le amanti del presidente,

come in ogni altro paese civile, e quindi ci si potrebbe chiedere: 
"Ma... 'sto chef? Che mi rappresenta?"
Appunto, oramai sono relegati a un ruolo di rappresentanza, 
una sorta di "ricordo dei bei vecchi tempi andati".
Ma pare che laggiù nel far west siano riconosciuti dalla legge e abbiano qualche potere

effettivo. Non so, lo ius primae noctis, la facoltà di creare nuove ricette per le brochettes,
o qualcos'altro di meno importante come dirimere le controversie. 
Un giudice di pace, insomma. Ma mi informo meglio. Poi non ve lo dico, ma io intanto
lo saprò. Gne gne.


Dovrebbero essere circa 6 ore di macchina, guideremo a turno, e credo
che il viaggio stesso sarà interessante, l'Africa è bella anche da percorrere.


Prometto che quando torno mi prendo il tempo di caricare un po' di foto.
Ora l'ho messo nero su senape, o come cavolo lo definireste voi 'sto colore di sfondo,
che poi ho scelto io.
Verba volant, scripta no. (Semplifichiamolo, 'sto latinorum)

Uhm, che inspiegabile voglia di brochettes.... eppure non c'entrano con l'Ovest.
Chissà come le fanno laggiù. Chissà SE le fanno. Ma sto divagando.