Visualizzazione post con etichetta Camerun. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Camerun. Mostra tutti i post

mercoledì 17 ottobre 2012

La Biennale

Rompo ... il silenzio, assieme ad altre cose,
solo per un motivo importante.

Settecentotrentuno giorni fa, vale a dire due anni contando il bisestile 2012,
nasceva in terra d'Africa MARIA, acclamata da bianchi e neri, da una nonna fuori di testa e da uno zio con la malaria, giunto fino in Camerun praticamente apposta per lei.

Sembra che fosse la prima bianca nata nell'Hopital Saint Luc di Mbalmayo, capoluogo del dipartimento di Nyong et So'o, Regione del Centro, Cameroun.
Se volete vi do pure le coordinate della casa...

Oggi Maria compie due anni, non sta zitta un attimo, parla quasi due lingue, e ha pure un fratellino Gegè da spupazzare.


AUGURI MARIA!


Sembrano degli Jashgawronsky Brothers...

Maria
Geremia (Gegè)

martedì 7 febbraio 2012

Geremia

Nome che viene dall'ebraico, significa "Esaltazione del Signore".
Io eviterei, poi si monta la testa, già si sente un dio.



Dopo un secolo e mezzo, ecco di ritorno il vostro miglior blogger degli ultimi 150 anni... 
ah no, quest'umorismo è passato di moda.
Neanche fosse un fiore di campo, colgo l'occasione per farvi conoscere Geremia!
La seconda miglior invenzione di mia sorella (in senso cronologico).
Dicono che non abbia fatto tutto da sola, ma si sa, la madre è certa. Sai che brutto avere una madre incerta.

Il Primo Febbraio dell'ultimo anno di questo triste mondo del 2012, alle ore 19.24 ora del Camerun,
che poi è anche l'ora italiana, viene al mondo l'afro-veronese-brianzolo numero due: Geremia!

Lo scrivo in grassetto perché pesava tre kg e otto e venti, tanti capelli, una sorellina, due genitori, una nonna e una prozia a fare da balie! Solo non si vedono i due liocorni. Magari ci sono e sono nascosti. O magari son proprio lì ma nessuno sa come son fatti, dato che non si sono mai visti.


Stavolta non sono là a fare lo zio-sitter come diceva qualcuno, seguo gli eventi a distanza.




Eccovelo qui con la sorella "grande" Maria, che con i suoi 15 mesi e mezzo abbondanti la sa lunga:





Si ringrazia in particolar modo l'ostetrica ;)

Geremia Marelli, si perservera nel risparmio delle lettere, a quanto pare.
E meno male che di cognome non fa Zaccon o simili :)


Seguiteci su questo blog, PUNTUALI ogni 28 mesi! Ma no, non è nemmeno un anno.


mercoledì 15 dicembre 2010

Mille e ancor più mille

Uhelà, due post in pochi giorni!
Ma solo perché mille e ancor più mille fa 2000,
come i più arguti avranno sicuramente... arguito.
Duemila visite a 'sto blog, pensa che roba.

Ohibò, ma perché poi vantarsene?
Ah, scellerati voi che lo pensaste, o me desimo (*) con coda paglierina?

(*) ho risparmiato un 'me', con notevole risparmio di inchiostro.

Solo fini statistici! Pura curiosità! Non ci credete? Beh, per dimostrarvelo
vi metto qui di fianco il conteggio automatico, sopra ai lettori fissi,
e qui sotto l'immagine con le Statistiche, tanto nessuno si accorgerà che anche
questo potrebbe sembrare un attacco di vanagloria...
Sia quel che sia, è interessante:

Forza, fans di questo o quell'altro sistema operativo/browser, scatenatevi :)


Tuttavia io rimango dell'idea che il dato reale sia qualcosa come
la decima parte di quanto indicato lì sopra.
Giornata Yaoundica guidando me desimo (*), doppio stress, ma è andata
anche bene, a parte la traggedia: non ho trovato le arachidi.
Ma di quali arachidi vai cianciando?
Di quelle in bottiglia, è ovvio.
Come no, oltre al cervello ti bevi pure le arachidi?
Certo che no, speta che vi spiego (mi piace 'sto gioco del farsi le domande
e darsi delle risposte, mi fa sentire un ospite di Marzullo).
Ebbene, una delle belle scoperte del Camerun, sono le arachidi.
Quelle sgusciate, che come da noi, si mangiano tostate (qualcuno non pensi
che siano crude), ma al contrario di noi non sono affatto imbottite di un chilo
di sale ciascuna, né d'olio. E non sono vendute in pacchettini formato
presa in giro, da 128 mg, o formato famiglia di una volta (citazione dotta,
il "colpevole" si palesi), da otto chili e mezzo.
Sono messe dentro a delle bottiglie di superalcolici. Vuote, sia ben chiaro.
Ora che lo scrivo, mi vien da chiedermi: "perché solo in quelle di superalcolici?"
Ma siccome Marzullo non c'è, in realtà, non mi rispondo.
Potreste pensare che poi è scomodo tirarle fuori, ma a parte l'ultima
che abbiamo finito, che aveva anche quella specie di salvagoccia in plastica
incastrato nel collo (sai che fastidio a respirare), di solito escono bene.
E sono, inutile dirlo, buonissime! E risultano molto meno pesanti, ergo,
ne mangerei in quantità industriale, perché sono sempre stato un
arachidipendente. Si trovano anche qui a Mbalmayo, in qualche
negozio di alimentari, ma non so perché, quelle che ti vendono i bambini
per strada a Yaoundé son più buone. Mille franchi, un euro e mezzo,
per gli interessati alle economie estere.
Sì lo so cosa avrete pensato, ma il post sullo sfruttamento
del lavoro minorile non so se mi va di farlo :)
Fanno anche quelle caramellate, dolci, come si trovano nelle nostre sagre,
assieme a mandorle, noci & nocciole. Ma io preferisco le altre.
Fatto sta, epperò, altroché, gli è che, oggi non ho visto una sola bottigliadi arachidi per strada. Peccato. Per consolarmi ho preso un paio di minuscoli
sacchettini di arachidi nature. Cioè non tostate e non seccate, mai mangiate
prima, in vita mia. Mi piacciono anche queste, ma un po' meno, e forse
son più pesanti. Tra l'altro, pochi giorni fa ho visto una pianta di arachidi,
che non conoscevo, la quale, estirpandola, mostra i "frutti", che in realtà
sono i semi della pianta, e sono attaccati alle radici.
Per qualcuno starò dicendo cose ovvie, ma io non avevo mai pensato
a cosa esattamente fossero le arachidi, di preciso. Semi.
Anche se comunemente si chiama "frutta secca".
C'è sempre wikipedia, se non vi fidate di me.
Pensa te se devo venire in Africa per sapere cosa sono le arachidi.
Considerando che c'è chi le chiama anche spagnolette, avrei dovuto
andar nella penisola iberica, piuttosto.
Di tali bottiglie non ho purtroppo alcuna foto, ma annunciando che
la metterò un giorno, spero di suscitare la curiosità di almeno
un paio di persone.
Beh, una sono io, chissà che foto metterò? MAH, non vedo l'ora...

Con il suo bel casino di sempre, la giornata capitale è comunque passata bene,
con tanto di spuntino veloce di quegli spiedini bovini di cui ora non ricordo
esattamente il nome, e un altro pezzo di pranzo a base di "mouton", montone,
ornato della solita cipolla cruda, di peperoncino e di cancun, che non è
una spezia messicana, perché si legge come "cancan", ma è buona lo stesso,
e non so di cosa è fatta, lo scoprirò. Tra l'altro, il montone mangiato oggi
aveva un sapore molto più delicato di quello della pecora o dell'agnello.
O forse ero distratto dal resto, gli altri sapori forti.

In questo Camerun non mancano mai le scene divertenti, che a seconda
dell'umore possono diventare caustiche, fastidiosissime.
In questo caso ci ho riso su.
La location della scena è uno stabile con uffici della regione e della prefettura,
in un posto molto ordinato, una volta tanto,
con ampio parcheggio davanti e delle guardie di fuori, almeno si può
lasciare la macchina senza patemi, qui gli stessi camerunesi ti mettono
sempre in guardia, mai fidarsi di nessuno.
Bel bello, e stanco, accompagno la mia co-viaggiatrice,
la segretaria dell'ospedale, per cose sue, parcheggio regolarmente
in un posto segnato con le consuete strisce bianche.
Distrattamente penso: "oh che bello, un parcheggio proprio di fronte
al cancello d'entrata, che comodità, dopo i vari embouteillage".
La segretaria entra, io l'aspetto scacciando il caldo e l'arsura
(finita la stagione delle piogge) con una bella birra fresca in lattina.
Poco dopo, esce una macchina dal cancello... e mi suona...
e io mi rendo conto che più che di fronte, il parcheggio era davanti
all'entrata. Giustamente, ero in mezzo alle balle, ma ero anche
in un parcheggio contrassegnato! Ma che lo metti a fare un posto
macchina davanti a un cancello? "Passo carrabile" come si dice in francese?
E vabbé, di cose del genere ne vedi talmente tante che è impossibile
ricordarsele tutte.

A proposito di ricordarsi, quasi dimenticavo, mi sono fatto
un bel permesso di soggiorno che vale ben due anni, il quale dà anche
diritto di entrare e uscire tutte le volte che si vuole, nei suddetti due anni.
Ecco cosa vuol dire avere una solida istituzione cattolica alle spalle.
(Quella che dichiara che sto svolgendo lavoro per loro. Che è vero).
'Sti preti, tutto ottengono.
Stranamente, ci ho impiegato pochissimo, una mezz'oretta in tutto.
Manco le fototessere servono, la foto te la fanno loro.
Ti prendono tutte le impronte digitali, tutte le dita di entrambe le mani,
mi stavo levando anche le scarpe ma mi han detto che non serviva.
Per avere dall'Italia il visto per il Camerun ho dovuto aspettare 2 giorni,
andando direttamente all'ambasciata a Roma, se avessi fatto spedendo
le pratiche via corriere, sarebbe trascorso sicuramente molto più tempo.

L'ufficio immigrazione di Yaoundé mi ricorda tanto quegli uffici postali
che si vedono nei film western: bui, con le paratie di legno,
diciotto persone in trenta metri quadri... Billy the Kid seduto a fumare
un sigaro in un angolo... cose così.

Per la cronaca, non credo che starò qua due anni, ma penso di tornarci,
finché mia sorella tiene in ostaggio qui la mia nipotina.
Che c'entra che è sua figlia? E` la mia nipotina.

martedì 9 novembre 2010

Accidenti, e il blog?

Spinto involontariamente da mia sorella che fra una poppata e l'altra
mi chiede: "Hai più scritto niente sul blog?", eccomi qua.


Ho latitato parecchio, ma ve l'ho detto che non sono un vero blogger.
Il fatto è che mi son messo a lavorare da informatico, anche se
a titolo di volontariato, per ora, e quando ho bisogno di rilassarmi,
non mi viene da riattaccarmi al pc per bloggare, bloggettare, blogiferare.
Ecco, questa mi piace, "blogiferare".

Forse la stagione delle piogge qui sta per finire, sembra che piova con meno
frequenza, ma a quanto dicono i siti di notizie e i parenti a casa, 
è iniziata in Veneto... Dalle mie parti ci sono state un sacco di interruzioni
di strade, roba da matti.
E il prete falso di Fane, Negrar, VR? Ma cosa mi combinate lassù, eh?
Non vi si può lasciare soli un attimo.

Qui invece ora (scritto di pomeriggio) c'è un sole bello caldo, oltre che tondo e giallo
e in alto nel cielo. Più in alto che da voi europei, sicuramente,
dato che siamo prossimi all'equatore. Anzi, è difficile capire dove sta
il Sud guardando il sole, e dato che il sud è dove sta il sole a mezzogiorno,
è dura, perché è talmente dritto sopra le teste che non si capisce la direzione.
Meno male che ho due bussole di cui una sul telefonino intelligente,
dicasi smartphone per gli anglophone.
Il problema è che sballa un sacco qui la bussola. Ti muovi di pochi
metri e il nord cambia di posto. Devo documentarmi, magari ci sono zone della
Terra in cui le bussole non vanno bene perché i campi magnetici sono folli.
Oppure qui c'è qualcosa di strano, minerali sotterranei, basi segrete francesi,
che generano dei campi fuori dal comune. Se avrò tempo indagherò,
non si sa mai che scopra delle cose interessanti.

Nel frattempo ho scoperto che i Camerunesi mangiano bene, molto speziato, molto piccante,
molta cipolla, pochi amici.
Non tutto così pesante, in realtà, per esempio, oltre alle verdure classiche,
si mangia la manioca, che ricorda un po' le nostre patate, varie salsine
a base di verdure, tipo la Ndolé, magari con arachidi, come l'Okok,
o un impasto molto buono di fagioli, che diventa come una specie di polenta,
e poi le "plantain", che sono delle banane che si mangiano cotte in 3 modi: 
fritte, bollite, alla brace. Le ho elencate in ordine di bontà crescente.

Grazie all'economia spicciola che un giorno mi piacerebbe descrivere meglio,
e che mi affascina alquanto, si può comprare del cibo qua e là, per strada,
e trovo che ci siano delle cose davvero sfiziose.
Per esempio le "brochettes", ovvero degli spiedini di carne bovina.
Cos'hanno di speciale? Che sono buoni da matti, e costano poco,
l'equivalente di 15 centesimi l'uno. Non sono come i nostri spiedoni usuali,
sono piccoli, ma vale proprio la pena di assaggiarli.
Una sera con altra gente abbiamo mangiato fuori, e funziona così:
ti prendi un po' di cose qua e là nei vari banchetti, ti siedi in un bar,
ordini da bere e mangi lì. Oppure c'è il servizio al tavolo,
noi ci siamo seduti proprio di fianco a una specie di tettoia dove
una signora cucinava il Makerò alla brace,
che in realtà non so come si scrive, ma è un pesce di mare
e so come si mangia. Con le mani, già, perché il bar ti porta
da bere e non ha certo le posate, e la signora oltre ai pesci e alla griglia
non ha altro, se non l'acqua col detersivo per lavarsi le mani prima e dopo
il banchetto. Il bello è che quella sera avevo già mangiato a casa,
ma a vedere 'sti pescioni bruciacchiati con della cipolla cruda tagliata
sopra, e una salsina che emanava degli effluvi golosi, chi è che avrebbe resistito?
Manco ci ho provato e mi sono fiondato. Squisito, la salsa era probabilmente
il sudore del demonio, da quanto era piccante.
A un certo momento, colpo di scena: la signora ha portato via dal tavolo
le lische dei pescioni, e le ha riportate pochi minuti dopo, "cotte" sulla brace.
Si mangiano! Ne ho mangiata una e di gusto, gli ossicini si frollano, non si soffoca,
van giù che è un piacere. Ecco perché ci sono pochi gatti a Mbalmayo,
cosa possono mangiare, se gli umani si spazzolano pure le lische?

Un'altra sera invece abbiamo preso cibo di strada e portato in casa:
pollo alla brace, cucinato anche con un po' di condimento probabilmente
a base di pomodoro, un po' di brochettes, plantain alla brace.
Queste ultime ce le hanno date avvolte in carta da stampante, 
di quelle con i buchi laterali, o se preferite il tecnichese, a modulo continuo,
forse trafugata in qualche ufficio.
C'era anche qualcosa prestampato sopra... e non era "plantain alla brace".

Il condimento col quale era stato cotto il pollo è rimasto misterioso,
perché non siamo riusciti molto a capire cos'altro ci fosse sopra.
Alla domanda "ci sono spezie", la risposta
era "questo è il pollo".
Ehm, sì, ok, ma con cosa lo cucinate? Peperoncino?
"Il peperoncino è qua" (indicando un pezzo di carta con la polvere magica).
Sì, grazie, ma ce n'è anche qua sopra? (indicando il pollo).
"Questo è il pollo".
Grazie, arrivederci.
L'importante è che era molto buono, forse cotto un po' poco.
Un giorno di fine novembre, con calma, tenterò di digerire il tutto.
Ok sto esagerando, però anche questo era guarnito di pezzi di cipolla cruda,
e la fregatura è che è proprio buona mangiata così com'è.
A parte ti danno, per dirla alla veronese, uno "scartozzetto" (citazione: el bifido),
cioè un sacchettino con dentro la forfora, stavolta, del demonio,
ossia peperoncino in polvere.

Chissà, un giorno che voglio sballare provo a sniffarla, 'sta roba.

Post Scriptum che non c'entra una mazza:
Se le statistiche di Blogger, il sito che ospita tutto questo 
che state leggendo, sono veritiere, sono state visualizzate 1200 pagine
di questo blog. Mah, siete così in tanti? O li leggete una decina di volte ciascuno?
La cosa ancora più strana è che ti danno le provenienze.
So chi mi legge dall'Inghilterra, dal Camerun (mia sorella), ma non saprei 
chi si collega dalla Germania, dalla Svezia, dagli Stati Uniti (o forse sì),
dall'Afghanistan, dall'Australia, da Singapore!!!
Davvero, un paio di settimane fa c'era chi si collegava da tutti questi posti,
e forse ne sto pure dimenticando qualcuno. Ora vedo che i fedelissimi
sono tutti europei, più il Camerun.

Ne approfitto anche per un errata corrige: l'imbottigliamento si chiama embouteillage,
non embouteillement come dicevo nel post su Yaoundé, che ho corretto.

Battendomi per il Post Scriptum più lungo del mondo, aggiungo che quel router
di riserva di cui dicevo "ricchi premi a chi indovina quando si brucia" si è già 
bruciato a metà. Cioè funziona ancora come router wireless, ma non si collega
più da solo all'adsl, bisogna usare anche un modem, l'ennesima
scarica di corrente stavolta è venuta su dalla linea telefonica, e ha fatto
saltare il cordless e appunto questa funzionalità del router.
E' un miracolo che non si sia fuso del tutto.
Ah, quanta pazienza.
Magari i campi magnetici son collegati...
Domani cerco la versione camerunese di Giacobbo e gli sottopongo 
l'indagine. 

Ti troverò, Robert Mgazi Mbube Jacobbe.

lunedì 11 ottobre 2010

CAMERUN - si parte... e si arriva


L'Africa. Il Continente nero.

Si parte, quindi, pieni di paure, speranze, (dolci) attese.
E` il 2 Ottobre 2010.
Ci svegliamo presto, la mattina prima dell'alba diamo gli ultimi saluti ai più cari.

Ciao, amore mio.
Tu mi hai dato tante piccole gioie quotidiane, mi hai risollevato nei momenti bui,
mi hai svegliato dai miei torpori, mi hai dato energia quando ero debole.
Ciao, macchinetta del caffé, mi mancherai davvero, mia sorella ti tratterà bene.

Corriamo all'aeroporto, perché più il viaggio è lungo, più si ha la sensazione 

di essere in ritardo. Ci porta la sorella maggiore.
La mia mamma e il sottoscritto, andiamo a raggiungere l'altra sorella, la minore,
che aspetta una bambina in terra d'Africa.
Va tutto bene...
Siamo riusciti a non sforare troppo con il peso dei bagagli,
Air France per viaggi lunghi concede 2 valigie a testa, da 23 kg ciascuna.
Siamo arrivati in tempo all'aeroporto di Verona, nessun problema coi bagagli,
il controllo sicurezza non ci ha perquisito, aspettiamo tranquillamente l'imbarco.
E qui mia madre commette il fatale errore. Afferma con sereno e innocente stupore:
"E` andato tutto troppo liscio".

La sfiga, chiaramente, non ci delude: viene sfidata? Contrattacca.
Infatti le faccio notare che manca davvero poco all'ora prevista della partenza,
dobbiamo ancora imbarcarci e abbiamo solo 50 minuti di trasbordo 
a Parigi-Charles De Gaulle, dove si prende il volo per Yaoundé.


Il nostro aereo parte con 40 minuti di ritardo, a Parigi bisogna cambiare terminal,
che significa fare venticinque minuti di trasporto su una navetta.
Venticinque minuti? Per cambiare terminal nello stesso aeroporto?

Ma cosa fa, provincia, 'sto Charles De Gaulle?
Eppure arriviamo al check-in che il nostro aereo non è ancora partito,
è in lieve ritardo, ci sono due posti liberi perché mancano due passeggeri, 
che però non siamo noi.
Si accende quindi un barlume di speranza, ma sorge anche un dubbio:
non avevamo anche noi un biglietto valido?
Se manchiamo noi e altre 2 persone, perché ci sono solo 2 posti liberi?
Non importa, perché il barlume si spegne ben presto: non ci fanno
salire, hanno già chiuso le porte. 


Air France gentilmente ci informa che i nostri bagagli non sono stati
imbarcati per l'Africa, dobbiamo ritirarli, e quindi Santa Pazienza,
li aspettiamo. Il mio francese è arrugginito, quindi per ora parlo in inglese
e ci capiamo abbastanza bene. Però origlio le conversazioni in francese
delle impiegate, che non sospettano che io capisca.
Troviamo dapprima 3 valigie su 4, e cominciamo a preoccuparci,
manca proprio quella del cibo.
Già, chi va in Africa cerca di portarsi formaggi, salami, a volte anche olio

e caffé, perché qui si trova poca roba buona, oppure è troppo cara.


Dopo un po' la valigia arriva ma ha un problema, perde del liquido rosso
dalle fessure. 
La diagnosi è presto fatta: emorragia interna enologica.
Due bottiglie di ottimo vino regalato da una zia non ce l'hanno fatta.
Lo giudico "ottimo" dall'aroma che emanano tutte le altre cose 
rimaste intatte nella stessa valigia, bene impregnate della sacra bevanda :)
Danni ce ne sono pochi, una camicia un tempo bianca, qualche macchia su una giacca.
Il danno più grave è il vino in sé. Puliamo tutto con della carta igienica
e carta per cambiare i neonati che trafughiamo dai bagni, 
il tutto in fretta perché dobbiamo cambiare aeroporto.


Air France gentilmente ci ha emesso degli altri biglietti per un altro volo
che parte da Orly, con altra compagnia, la Royal Air Maroc.
Gentilmente ci fa capire che non possiamo aspettare il giorno dopo
per volare sempre con Air France, che il pernottamento sarebbe a carico nostro,
e che il giorno dopo il volo sarebbe stato per Douala, un'altra città, 
e da lì avremmo dovuto arrangiarci. Il tutto molto gentilmente.
Io vorrei farli saltare tutti in aria, ma gentilmente, dicendo spesso "s'il vous plait" e "merci".


Ci donano anche gentilmente due buoni "sandwich & boisson", panino e bibita.
Ci mangiamo il peggior panino che mente umana possa mai concepire,
e prendiamo il bus per Orly con dei buoni gentilmente forniti,
altrimenti sarebbe costato 19 euro.
Dopo un'ora, uscendo dallo stato indipendente dello Charles De Gaulle, 
finalmente arriviamo a Orly, e le cose cominciano ad andar lisce:
acquisto di altre 2 bottiglie di vino, riposino tattico di 11 minuti esatti
su lettini anziché le solite poltrone, imbarco, partenza, ore 17.30 circa
(eravamo a Parigi dalle 10.10 circa).





Lettino all'aeroporto di Orly, con madre accessoria.


Finiamo in una delle 2 sole file di poltroncine che NON hanno i sedili
reclinabili, forse perché sono molto più strette delle altre file,
e imprecando (solo io) gentilmente ci sorbiamo 3 orette fino al prossimo scalo,
corroborati da una cena (o merenda, o chi lo sa, il tempo non ha più senso)
a base di una brodaglia che Royal Air Maroc ha il coraggio di chiamare "beuf",
cioè "vitello". Il couscous è freddo ma si salva, e così pure il Crème Caramel.
Per far passare il tempo, leggo una specie di giornale in dotazione sull'aereo
che suscita il mio interesse per l'enorme quantità di notizie che non 
susciterebbero mai il mio interesse, nel caso potessi scegliermi un giornale.
Non mi è mai capitato di pensare tante volte in pochi minuti:
"ma chi cazzo se ne frega".
Ho completamente rivalutato "Verissimo" e il sano gossip italiano.
L'unica notizia interessante: "Tony Curtis n'est plus".

Grazie, Tony, ti sei sacrificato per darmi qualcosa da leggere.

Tappa a Casablanca, ora mi chiamo Justine... No, ho cambiato solo aereo,

questa volta finiamo in una di quelle file più larghe delle altre, 
e per il mio rinnovato ottimismo, mi sembra che i sedili si reclinino più 
degli altri. Magari il Karma esiste davvero. 
Chissà perché vola con Royal Air Maroc.
Altra cena, o spuntino notturno, o "magnate e state zitti, bestie",
questa volta prendo il "poisson", pesce, è c'è addirittura un pezzettino
di salmone in confezione da 2.5 milligrammi, che è pure decente, 
viene fornito un microscopio per riuscire a infilzarlo con la forchetta.
Mia madre prende di nuovo il beuf ma è cucinato diversamente, è migliore.
Sarà la fusione cerebrale, questa cena mi sembra quasi buona.
Forse perché abbiamo scoperto che si poteva anche chiedere il vino,
che aiuta a sopportare lo stress da viaggio, e fa piombare
mia madre nel sonno del giusto.

Io accendo il pc e mi guardo un paio di puntate di Boris, geniale sit-com italiana.
Verso le 2.00 ora Centrafricana compare un altro spuntino 

con un panino misterioso che trovo pure buono, e un tramezzino
misterioso che trovo solo misterioso.
Mangio solo per passare il tempo, mia madre dimostra più dignità

e lo ignora. Per motivi ancora ignoti, io lo incarto e lo metto via.
(E` poi tornato utile in seguito: dato in pasto al cane).


Finalmente si arriva a Yaoundé, ore 3.00 locali, ore 4.00 italiane,
svegli da quasi 23 ore, anche se la mamma ha dormicchiato sull'aereo.
In Australia, andavo, con tutto 'sto tempo.


All'ingresso in Camerun non ci fanno storie, visto in regola, 
si sente chiaramente il clima diverso, molto caldo e umido,
e per finire in bellezza manca nuovamente una valigia, stavolta è quella

dove ci sono lenzuola, asciugamani, regalini di parenti vari...
Non arriva proprio, faccio reclamo, con enorme fatica, mi esprimo
in anglo-franco-veronese-a-gesti,
tipo "Noio volevàn savuàr l'indiriss, can da l'ua",
la conoscenza delle lingue straniere peggiora assai con la stanchezza... 
e poi via, che sorella e cognato hanno fatto l'alzataccia per venire a prenderci.

Mezz'oretta di strada dall'aeroporto e siamo a Mbalmayo,
ridente cittadina di 70mila abitanti secondo qualcuno di qui, 
più di 290mila secondo wikipedia.
Per strada c'è un fottìo di gente, e sono le 4 del mattino, mah!
Qualche chiacchiera, una fetta di papaya, vediamo 
velocemente la casina che ci ospiterà, e andiamo a letto che è quasi l'alba.


Ripescando nei meandri della memoria, riconosco vagamente 
la familiare forma di un letto, e anch'io piombo finalmente nell'umido sonno del giusto.